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Italian fan-translation of “Drømmer om storhet”
by Pål H. Christiansen
translation: Annalisa Maurantonio
Capitolo 3/parte 2
Ero assolutamente deciso a tornare a casa e mettermi a scrivere appena fossi uscito dal tram. Sulla strada del ritorno sbirciai attraverso i vetri del Fire Høns . Non c’era nessun conoscente all’interno, solo un paio di lavoratori seduti a oziare davanti ad una pinta.
Avevo recentemente letto e corretto un testo sull’importanza di assumere liquidi quando fa caldo. Altrimenti era come l’inferno con quel bel meccanismo che è il corpo umano. Si dovevano assumere dai 10 ai 15 litri al giorno, una cosa che presi con le pinze. Ad ogni modo mi fermai e sentii la camicia appiccicarsi alla schiena. L’equilibrio dei liquidi era decisamente in disordine. Sentivo la testa pesante, mentre le braccia erano sorprendentemente leggere. Temevo che l’ispirazione potesse svanire se non avessi fatto subito qualcosa.
Hjort, come al solito, serviva dietro il bancone, mentre canticchiava uno degli hit estivi di Hubert & Hannkattene , “Prendimi a calci”.
- Non lo dire – mi disse – vuoi una pinta.
- Senza schiuma – dissi.
- Non vuoi provare una birra dalla Monrovia ? – disse Hjort.
- Da dove? – chiesi.
- Fanno dell’ottima birra laggiù – disse Hjort.
Che cosa ci guadagnava Hjort nel promuovere quella schifezza dalla Liberia, non lo so. Ma sapevo che desideravo solo una comunissima pinta senza schiuma e senza briciole di pane. Fortunatamente rinunciò alla promozione e cominciò a versare, mentre aspettavo seduto e seguivo che tutto andasse come doveva.
- Troppa schiuma – dissi.
- Aspetta un po’ – disse Hjort.
- Non pago per la schiuma – dissi.
Hjort tolse la schiuma e versò ancora. Poi fece scivolare il bicchiere sul bancone. Bevvi un sorso e godevo già del fatto che la birra stesse regolarizzando gli equilibri del corpo.
- Hai notato che Higgins puzza, da un po’ di tempo ? – chiese Hjort
- No – risposi.
- E’ stato qui ieri e ho dovuto pregarlo di andarsene – continuò Hjort – “Va a casa a farti una doccia”, gli ho detto
- Mmmh – annuii.
- Gestisco un’attività, qui – disse Hjort.
- Higgins è un artista – dissi.
- E’ solo una scusa – disse Hjort.
Sì, lo era? dovevano aspettarci dagli artisti che si lavassero regolarmente come gli altri? io penso proprio di no, ma è chiaro che le opinioni possono essere diverse. Viviamo in un paese democratico. Ma ci sono dei limiti, ovvio. Il giorno in cui veramente avrebbe dato fastidio a qualcuno, occorreva dirlo. La domanda era se fosse giunto quel giorno.
- Che intendi per puzza? – chiesi.
- Intendo esattamente ciò che intendo – rispose Hjort.
- Vuoi dire che veramente puzza? – dissi.
- Dico che puzza – disse Hjort.
Helle entrò con una borsa di FARGELAND in mano. Mi diede un cattivo presentimento. Se pensava di portarmi a casa per dipingere la cucina, si sbagliava. Avevo cose più importanti da fare e glielo avrei detto nel modo più carino e gentile possibile.
- Sapevo che ti avrei trovato qui – disse.
- Ah sì? – dissi. – Voi due pensate in modo strano. Hjort, anche lui si mette a pensare cose su di me. Sostiene di sapere che ero venuto qui per una pinta.
- Solo un’intuizione – disse Hjort.
- In realtà devo andare a casa a SCRIVERE - dissi – Devo scrivere un romanzo, io, e se non lo scrivo io chi lo scrive sennò?
- Volevo andare a Huk – disse Helle.
- A Huk? – dissi con tono più amichevole. Mi chinai su di lei per baciarle la fronte. Le cinsi i fianchi e la attirai a me. Emanava un profumo di freschezza, solo un lieve sentore di sapone e merenda mi disse che stava tornado da lavoro.
- Potremmo fare una grigliata sulla spiaggia – propose Helle.
Sbirciai nella borsa. C’erano i barattoli di pittura, la carta vetrata, il pennello, il white spirit e in fondo un paio di oggetti, di dubbia origine, per pitturare.
- Ho comprato un litro e mezzo, per cominciare – disse.
- Giusto – dissi e rovistai nella borsa.
- Volevano convincermi a prenderne dieci, ma ho detto di no – disse Helle.
- E’ quello che devono dire le ragazze – dissi.
Avevo tirato fuori gli attrezzi per un’ispezione ravvicinata. Erano degli esemplari bizzarri con il manico in plastica e setole rigide. A dir la verità erano gli attrezzi più inutilizzabili che avessi mai visto.
- Cosa sono? – chiesi.
- Pennelli – rispose
- Dei pennelli di merda, ad ogni modo – dissi – Ma non lo sai che i pennelli da due soldi si squagliano più di una cagna in calore?
- Andranno bene, lo stesso – disse Helle.
- No, affatto – dissi. – Di queste cose ne sai veramente poco. Hjort te lo può confermare.
Ma Hjort si era allontanato e nascosto in qualche meandro della cucina, perciò non potevo confidare in alcun sostegno.
- Ci sono due cose importanti nella vita – dissi – La prima è bere molta acqua. La seconda è utilizzare i pennelli giusti quando si dipinge.


