Italian fan-translation of “Drømmer om storhet”
by Pål H. Christiansen
translation: Annalisa Maurantonio
Capitolo 1 (parte 2)
La porta si spalancò. Helle uscì con un asciugamano intorno alla vita e i capelli bagnati. Sembrava impudentemente serena e di buon umore e si muoveva evidentemente senza fare caso a me, rimasto lì con il Dizionario in mano e l’espressione inebetita e sonnolenta sul viso. La sera prima eravamo andati a dormire tardi, dopo una partita a “Scarabeo” che aveva comportato una serie di discussioni interessanti sull’ortografia corretta di parole come, MENSENDIECK, PSORIASI e ASSESSORE. In quanto a lingua, Helle era una delle poche al mondo di cui potevo fidarmi e sulla quale potevo esercitarmi. Dopo aver vinto la partita grazie alla parola GOMMAGUTTA, abbiamo concluso la serata ognuno con il proprio Lumumba e poi siamo andati a dormire come due bambini spensierati e ci siamo abbandonati ai sogni.
- ESISTE sul serio qualcosa che si chiama GOMMAGUTTA – dissi.
Helle si fermò davanti alla finestra del balcone e si voltò.
- Sta scritto qui – dissi.
- Qui dove? – disse Helle.
- Una GOMMAGUTTA è una gommoresina di alcune garcinie, usata come colorante e, scarsamente, in medicina – dissi.
- O.K. – disse Helle.
E lasciò cadere l’asciugamano. In quell’istante una folata di vento sollevò le tende che svolazzarono come banderuole sul pavimento. E con il vento, mi giunse una forte ondata di sensazioni: Helle stava nuda dinanzi a me e rideva. Io fissavo i suoi seni. Ballonzolavano un po’ come se volessero scappare e conquistare nuovi spazi. Mi avvicinai e l’abbracciai, non curante di avere la camicia bianca sudata. Questa era la donna che amavo.
L’appartamento di Helle si trovava al 4° piano e mentre si vestiva, uscii sul balcone per godermi il panorama. In fondo alla strada c’era il camion dei rifiuti e un uomo in divisa arancione che si trascinava dietro un cassonetto da svuotare. C’è qualcosa di conosciuto in quell’uomo – pensai – e mi sporsi per vedere meglio, ma l’uomo era già scomparso. Fare lo spazzino è un lavoro poco considerato, eppure si fa’ un po’ di esercizio fisico e si smonta subito. Un lavoro non considerato dai poeti, pensai.
Era il 1° settembre e un’ondata di calore aveva attanagliato la regione dell’Østland. In realtà, mi andava abbastanza male, perché da tempo aspettavo l’autunno. Avevo recentemente ripreso a lavorare su un manoscritto nel quale avevo grande fiducia. Se fossi riuscito a portarlo a termine, si sarebbe prospettato il mio esordio da scrittore. Ora si trattava semplicemente di portare il testo al livello necessario per poter mantenere aperte – almeno a metà – le palpebre dei recensori di tutta la nazione. Non vedevo l’ora di riprendere il lavoro, che doveva farsi entro l’autunno quando le giornate si accorciavano, erano più fredde e più buie, e le uscite erano ridotte al minimo indispensabile.
L’autunno era decisamente il mio periodo. Il periodo delle riflessioni. Il periodo per meditare sulle grandi questioni dell’esistenza. Ricominciare a costruire da dove avevo lasciato, quando la primavera mi porta fuori rotta con la sua luce e i suoi richiami cinguettanti. Quando ho scritto le mie cose migliori se non in autunno? Alla luce scarna della mia vecchia lampada e in vestaglia, le parole scorrono come la pioggia che cade sull’asfalto buio della città.
Il tram passò mentre stavamo uscendo di casa. Fu l’occasione per accompagnare Helle a lavoro e proseguire a piedi verso il Parco del Castello Reale, giù fino alla redazione del quotidiano. Helle indossava l’abito a fiori estivo che io adoravo e si era raccolta i capelli per sembrare più insegnante.
- Qual è la lezione di oggi, allora ? – domandai prendendola per mano.
- Giambi e trochei – rispose Helle.
- Interessante – esclamai, felice di sapere che i giovani di oggi venivano edotti e introdotti ai versi classici.
- Beh, dipende dai punti di vista – disse Helle.
- E l’anapesto ?, dissi.
- Lo affronteremo più in là. – rispose Helle
- Si potrebbe spendere una vita intera solo per il giambo – dissi.
Giunti al cancello della scuola, Helle mi sistemò il collo della camicia. Poi mi baciò ed entrò nel cortile. Helle era una docente popolare e molti studenti la salutavano. Un paio di ragazzi si spintonarono facendo a gara per tenerle la porta aperta. Alla fine inciamparono l’uno sull’altro ed Helle aprì la porta da sé.



September 6, 2009 at 1:13 pm
Che piacere leggere in italiano!
What a pleasure to read in Italian!
September 6, 2009 at 1:15 pm
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September 6, 2009 at 2:41 pm
Alla Norvegia, all’Italia, alla letteratura e ai traduttori – evviva!
September 6, 2009 at 4:30 pm
Grazie ancora per questo splendido regalo! Spero che verrà pubblicato presto in Italia!
Thank you again for this wonderful gift! I hope it will be published soon in Italy!
September 6, 2009 at 5:56 pm
Magnifico!!!!
Grazie per l’esclusiva traduzione in italiano che ci regalate!
September 14, 2009 at 10:28 pm
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