Italian fan-translation of “Drømmer om storhet”
by Pål H. Christiansen
translation: Annalisa Maurantonio
Sono un nessuno
Non sarò mai qualcuno.
Tranne che portare in me tutti i sogni del mondo
Alvaro De campos
Capitolo 1 (parte 1)
Che le donne hanno bisogno di tempi lunghi per la toeletta mattutina, è una cosa di cui in genere gli uomini sono consapevoli e per il quale fanno dei “numeri” incredibili. Si alterano e lasciano trasparire la propria impazienza attraverso uggiolii insofferenti e se la prendono con mobili e oggetti.
Ma serve a qualcosa prendere a calci con impazienza la porta del bagno o minacciare di andarsene con la speranza di abbreviare i tempi ? Non peggiora forse la situazione e la rende più penosa? No, é decisamente meglio restarsene seduti ad aspettare che il tempo maturi.
Oltre a scrivere correttamente in norvegese, questa è una delle cose più importanti che la vita mi ha insegnato.
Seduto nella cucina di Helle, ascoltavo l’acqua scorrere in bagno. Sbaglio o ha appena cominciato a insaponarsi la testa? Stava vigorosamente impastando lo shampoo rivitalizzante sulla testa con le sue dita energiche? Dopo sarebbe stato il turno dello sciacquo e del balsamo e poi sarebbe toccato al resto del corpo.
L’orologio sulla parete segnava le 8 e 30. Helle era in fermento e avrebbe cominciato presto a risistemare la cucina. Il frigorifero era nel bel mezzo della stanza insieme alla mensola, alla lavagnetta da cucina e ad una riproduzione di un quadro di Gauguin che rappresentava una donna con bambino in braccio. Il programma era, secondo quanto avevo capito, di ridipingere le pareti di verde, mentre l’arredo doveva essere rossiccio, il colore che secondo lei avevano i mobili in origine.
C’è un’altra cosa che la vita mi ha insegnato riguardo alle donne. Ti fregano facendoti credere che la vita – dopo una bella ripulita – è una vita migliore, una vita con un’infinità di nuove opportunità.
La verità è che solo il lavoro duro ti conduce alle porte del paradiso.
Uscii dalla stanza e mi misi di fronte alla libreria. La finestra del balcone era spalancata e i rumori della città salivano dalla strada: le urla dei bambini a scuola, il tram che passa, il rumore del camion dei rifiuti che si sposta di isolato in isolato.
Sarebbe stato molto meglio parlare di Helle, perché in quanto a ordine nella sua libreria, è un caso disperato. Per esempio, mi balza agli occhi un libro su “Le zone erogene nel Medioevo” di un certo Howard Humpelfinger. Non esiterei a dire che la casa editrice avrebbe reso all’umanità un grande servizio se avesse ritirato dal mercato tutte le stampe per mandarle al macero. Il libro era un’opera impareggiabile piena di errori tipografici da essere illeggibile. Helle aveva avuto premura di collocare quel libro a fianco al Dizionario come se fosse una cosa naturale, come il burro sul pane.
Il Dizionario è uno strumento fantastico. Qui si trova la risposta a tutto ciò che uno si chiede, con una tale precisione e proprietà di linguaggio, quasi da svenire. L’edizione che presi dalla libreria di Helle risaliva al 1982, ma per quel che concerne le domande di carattere linguistico – secondo il mio parere – non è male utilizzare edizioni antecedenti. L’ortografia del 1917 ha, per esempio, delle pagine simpatiche e c’è molto da dire anche su quella del 1907. Ma oltre non ho possibilità di andare.
Rimasi a lungo seduto sul divano immerso nelle diverse spiegazioni dei termini, mentre Helle continuava a fare la doccia come se dinanzi a sé avesse tutta l’eternità. Le parole che mi hanno sempre affascinato sono quelle che descrivono in modo preciso e accurato un fenomeno, un essere o un oggetto, come per esempio, VORACE. VORACE si attribuisce ad un animale tarchiato e rude, soprattutto al lupo. Me lo immagino gironzolare ai confini con la Svezia, solo e affamato a caccia di una pecora da azzannare.
L’acqua della doccia smise di scorrere, ci fu silenzio per un attimo. Cosa stava facendo? Si stava ungendo con quella crema mistica il cui odore lo avverto ogni volta che entro nel suo bagno? o era il turno della pulizia dei denti? Mi alzai e mi avvicinai al bagno.



September 5, 2009 at 12:06 am
Il Dizionario è uno strumento fantastico!!!